Il taglio dei parlamentari influisce direttamente sul nostro assetto costituzionale e sul ruolo del Presidente della Repubblica.

Il taglio dei parlamentari influisce direttamente sul nostro assetto costituzionale e sul ruolo del Presidente della Repubblica.

Se il numero dei parlamentari rallenta il processo di formazione delle leggi, com’è possibile che si sia giunti ad una legge di riforma costituzionale in così breve termine?

La legge costituzionale di riduzione dei parlamentari si basa sull’assunto che sia necessario per il nostro paese diminuire i costi della politica e che questo “risultato” possa essere raggiunto attraverso la diminuzione della rappresentanza parlamentare.

Con stupefacente velocità il Parlamento ha approvato la Legge costituzionale di modifica degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione e, come vedremo in seguito, è destinata ad influire anche sull’art. 90 della Costituzione.

La legge in questione ha avuto un iter brevissimo se si pensa che è stata proposta nel febbraio del 2019 ed è stata approvata nei primissimi giorni di ottobre dello stesso anno.

La celerità dell’iter parlamentare è ancor più rilevante se si pensa che nel menzionato periodo è intervenuta una crisi di Governo, che ha portato al cambio della maggioranza di governo, che ha tenuto fermo il Parlamento per diversi mesi.

L’affermazione, dunque, che in Italia il numero di parlamentari rende difficoltosa l’approvazione di leggi importanti per il Paese non ha fondamento, posto che essa è smentita proprio nel caso di specie.

Smentita l’affermazione che l’attuale assetto non rende possibile approvare con celerità i provvedimenti necessari, è il caso di analizzare come la riduzione dei Parlamentari influisce sul nostro assetto costituzionale.

Tale riforma costituzionale, infatti, ha dirette ricadute sul rapporto tra organi costituzionali ed il loro funzionamento.

Pensiamo alla nomina del Presidente della Repubblica, che deve avvenire in seduta comune di Camera e Senato ed alla sua messa in stato d’accusa ex art. 90 Costituzione.

Allo stato attuale la maggioranza assoluta necessaria per “mettere in stato d’accusa” il Presidente della Repubblica è raggiunta con il voto favorevole di 301 parlamentari (in luogo dei 476 precedenti).

Non v’è chi non veda che questo assetto costituzionale può portare alla formazione di una forte maggioranza che può essere in grado di porre in condizione di inferiorità il Capo dello Sato rispetto al Presidente del Consiglio.

Questo assetto sarebbe ancor più grave ove alla riforma del taglio dei Parlamentari seguisse una riforma elettorale di tipo maggioritario che premierebbe ancora di più le maggioranze a scapito delle minoranze parlamentari.

Inevitabile che il Presidente della Repubblica con l’attuale assetto costituzionale sarà espressione di una maggioranza a discapito della rappresentanza plurale e sarà allo stesso tempo “vittima” di quella stessa maggioranza che ha numeri sufficienti per porlo in stato d’accusa.

Il tutto in violazione dell’articolo 87 Costituzione che sancisce che il Capo dello Stato rappresenta l’unità nazionale.

Il tema attuale diventa, quindi, quello della Legge elettorale che non potrà che essere di tipo proporzionale puro, pena lo stravolgimento definitivo del nostro assetto costituzionale.

Resta una domanda: si poteva influire sulla spesa pubblica magari riducendo i costi delle aziende partecipate anziché minare alla base il nostro assetto costituzionale?

Avv. Giuseppe LIBUTTI

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